Maratea

Menu

default_mobilelogo

Santa Maria Maggiore è la Chiesa Madre di Maratea. È tra le chiese più belle, con importanti statue, tele ed il coro di pregevole fattura, come si può apprezzare nelle foto di questo album, scattate da Mimmo Longobardi.

 

A 60 anni dalla sua pubblicazione, la Modomaratea Servizi Turistici s.r.l. riporta l'attenzione sul bel volume fotografico dal titolo "Visioni di Maratea e del Golfo di Policastro", curato da Gianni Calvi sotto gli auspici dell'Ente per lo Sviluppo Turistico di Maratea ed edito dall'Istituto Geografico De Agostini.
Un lavoro presentato in ben 5 lingue (Italiano, Francese, Inglese, Tedesco e Spagnolo) che ha contribuito a far conoscere meglio "una delle zone più belle del Mezzogiorno d'Italia".

Leggi

La cucina  marateota riflette delle peculiari caratteristiche dei luoghi. Infatti è un sapiente mix  che unisce i sapori  e i colori dei prodotti della terra e del mare. Tradizionalmente contadina esprime eccellenti prodotti della campagna noti fin dai tempi antichi e oggetto di proficui commerci sia con i paesi dell’interno che con le città costiere. Famosa un tempo per i suoi aranci e limoni, adesso purtroppo coltivati solo a livello familiare, sono oggi di qualità  gli ortaggi coltivati negli orti. Particolarmente apprezzati sono i pomodori di Massa, invero coltivati anche a Castrocucco che raggiungono notevoli dimensioni e splendide coloriture che vanno dal rosso al violaceo e d’estate, in gustose insalate, diventano i principi della tavola. Nei banchi ortofrutticoli del mercato i contadini locali portano tutti i giorni i vari  prodotti freschi fagiolini, peperoni, melenzane, zucchine, cipolle rosse e splendide insalate. Tipici ed esposti in rossi mazzetti o lunghe trecce i peperoncini piccanti, del tipo a ciliegia o a cornetto, immancabili in ogni pranzo sia consumati freschi che secchi in una miscela d’olio d’olivo che assume così la dignità di olio santo. In primavera fanno la loro comparsa gli asparagi selvatici particolarmente apprezzati dalla tavola marateota che li prepara in splendidi sughetti al pomodoro o in una tradizionale frittata d’uova.
Un punta di eccellenza è raggiunta nella lavorazione di formaggi con le ricercate e gustose mozzarelle a treccia di Massa  e con i caciocavalli. Particolare è la cacioricotta che stagionata al punto giusto è ottima da grattuggiare sui primi piatti.
Nata in lucania, da qui il nome lucanica, ai tempi dei romani, la salciccia si propone con diverse varianti, tipica è quella condita con il peperone rosso dolce e semi di finocchio o la versione  aggiunta  di peperoncino piccante mentre irrinunciabile è la soppressata locale.
Molto praticata è la lavorazione artigianale della pasta e ancora oggi in molte case si preparano la lagane, simili a larghe tagliatelle, cucinate preferibilmente con i ceci o con i fagioli o i fusilli conditi in genere con sughi o meglio ancora con il ragù di carne o salciccia.
Notevole è anche la tradizione culinaria d’origine marinara che vede nel porto e nei suoi pescatori i protagonisti. La pesca di paranza o con le coffe fornisce il mercato locale e i ristoranti di ottimo pesce del golfo che viene cucinato in diversi modi, dalle zuppe, agli splendidi sughi che accompagnano i primi piatti alle preparazioni alla brace o al forno. Non manca sulla tavola marateota il pesce azzurro e in particolare le alici alla scapece, cioè  fritte e lasciate a marinare nell’aceto e consumate durante le feste locali. Ad accompagnare degnamente i piatti ci pensa l’insuperabile vino rosso Aglianico del Vulture DOC, dal profondo colore rosso rubino e adatto alle pietanze di carattere.
Di lunga memoria è la tradizione pasticciera che propone i bocconotti ripieni di marmellata o cioccolato o gli irrinunciabili dolcetti di mandorla. Tipica è invece la produzione dei rosoli negli svariati aromi dalla fragola al finocchietto selvatico, o dei profumati limoncelli e del caratteristico amaro Maratea.    
Immancabili nelle botteghe di enogastronomia sono i prodotti tipici forniti del marchio IGP o DOP della Basilicata ormai richiesti e famosi in tutto il mondo. Primeggiano tra i formaggi,  il caciocavallo podolico che prende il nome dalla razza bovina locale che produce il latte o gli aromatici pecorini del Pollino  e il noto canestrato di Moliterno. Unico il peperone di Senise, dalla buccia particolarmente sottile e dallo scarso contenuto d’acqua che lo rende adatto all’esseccazione naturale e ad essere cucinato crusco (fritto in olio e croccante). Teneri e saporiti i fagioli di Sarconi nei  diversi tipi varianti nella colorazione. Alcuni prodotti rappresentano la contigua Calabria e quindi è possibile trovare e assaggiare la particolare nduia, una salciccia piccante spalmabile sul pane o i tipici preparati sott’olio.

LA FLORA

Per le caratteristiche morfologiche, geologiche e per la qualità della sua conservazione il territorio di  Maratea è caratterizzato dalla presenza di una notevole quantità di piante e fiori che la ornano dalle scogliere della costa fino alle vette del monte Coccovello.
Il clima di tipo mediterraneo costiero con temperature miti ha determinato condizioni ottimali che favoriscono il rigoglioso sviluppo di molte piante  delle quali alcune sono endemiche di questa area.
In prossimità del mare sugli scogli vegeta il finocchio marino  (Chritmum maritimum)  e il limonio salernitano  (limonium remotispiculum) e sulle spiagge alcuni esemplari del giallo papavero delle sabbie o papavero cornuto (Glaucium flavum). A ridosso più in alto sono presenti il fiordaliso delle scogliere  (Centaurea cineraria), il garofano rupicolo (Dianthus rupicola), la cineraria marittima (Senecio cineraria) e la campanula napoletana (Campanula fragilis ) che colora di azzurro le rocce anche a quote più alte. Esclusiva dell’area del Golfo di Policastro è la rara Primula palinuri presente a Maratea in alcune stazioni con numerosi esemplari. Questa pianta di antichissime origini è paleoendemica ed è sopravvissuta a diverse ere geologiche, oggi è protetta e per la sua particolare sensibilità alle condizioni ambientali, come il clima, l’umidità, l’inquinamento, ne costituisce un campanello d’allarme. 
Dominano  il paesaggio  i folti  e alti cespugli della tagliamani  (Ampelodesmus mauritanicus ) e le sferiche forme della euforbia (Euphorbia deindroies).

                           garofano rupicolo a maratea       Campanula fragilis sui muri di maratea

                                         Garofano rupicolo                                                  Campanula fragilis


La macchia mediterranea è fortemente caratterizzata dalla presenza dell’olivastro  (Phillyrea latifolia)  del mirto  (Mirtus communis) dell’ olivo (olea europaea), del carrubo (Ceratonia siliqua), del leccio ( Quercus ilex), del  lentisco (pistacia lentiscus) dell’ erica (Ericetum multiflorae), del ginepro fenicio (Juniperus turbinata) del terebinto (Pistacia terebintus) e della salsapariglia (Smilax aspera). In giugno il paesaggio viene caratterizzato dalla gialla colorazione della ginestra (Spartium junceum) utilizzata per la lavorazione dei cestini.
Nelle aree  più rade sono presenti profumate essenze aromatiche quali il rosmarino  (Rosmarinus officinalis),  la salvia  (Salvia officinalis), la lavanda (Lavandula), la ruta (Ruta graveolens). Non è raro incontrare, specialmente tra le pietre dei muretti a secco, il cappero (Capparis spinosa), mentre abbonda un pò dovunque l’asparago (Asparagus acutifolius) fatto oggetto in primavera di una vera caccia per le sue caratteristiche in cucina.
Fa parte ormai del paesaggio l’agave (agave racemosa), originaria del messico e importata in Italia nel XVI secolo.
Lungo i pendii degradanti verso il mare da Castrocucco ad Acquafredda si vedono il  pino d’aleppo (Pinus halepensis) e i boschi ombreggiati dalle chiome del pino marittimo (Pinus pinaster). I boschi dell’interno vedono predominare insieme ai lecci, le querce come il cerro (Quercus cerris), la roverella  (Quercus pubescens), il farnetto (Quercus frainetto), il carpino   (Carpinus betulus), l’acero (Acer) e l’Olmo (Ulmus).

Primula Palinuri

Prende il nome dalla località dove fu segnalata per la prima volta dal botanico Petagna nel 1826. Vegeta solo nell’area del golfo di Policastro ed è estremamente rara e come tale particolarmente protetta. A Maratea è presente nell’area di punta Caina  e ad Acquafredda nelle fessure di rocce calcaree con esposizione a nord.


L’AVIFAUNA DELLA COSTA DI MARATEA
Agli  spettacolari ambienti  delle rupi e delle falesie lungo la costa è legato l’intero ciclo riproduttivo di un importante predatore alato: il Falco pellegrino. Si tratta di un rapace di medie dimensioni che, grazie al profilo perfettamente aerodinamico, raggiunge velocità elevatissime (oltre 300 Km/h in picchiata), riuscendo a catturare prede agili come Piccioni selvatici, Colombacci e Ghiandaie. La costa di Maratea è interessata dalla presenza di almeno due coppie stabili che nidificano nelle nicchie più inaccessibili delle imponenti falesie costiere.
Le ripide pareti calcaree sono il regno di uno dei più belli tra i passeriformi italiani: il Passero solitario. Frequenta l’intero tratto di costa dove si nutre di invertebrati e piccoli rettili che cattura sulle rocce.
Un altro ospite delle rupi è la Rondine montana che  resta vicino ai siti di nidificazione anche durante l’inverno, quando non è raro vedere stormi di alcune decine di individui in volo nella zona del porto.
Un altro ospite delle ripide falesie costiere è il Corvo imperiale, inconfondibile per la livrea interamente nera lucente e il potente e rauco richiamo.
Una specie strettamente legata alle rupi e alle grotte marine è il Rondone pallido. E’ una specie poco comune e piuttosto localizzata in Italia e quindi di notevole interesse per il territorio.
Il particolare ambiente degli arbusteti mediterranei ospita numerose specie di piccoli uccelli che trovano rifugio nel folto della vegetazione. La specie più comune è senz’altro l’Occhiocotto, chiamato così per la presenza di un cerchio rosso ruggine attorno agli occhi.
Negli ericeti, che formano uno strato di vegetazione molto denso e compatto, trova il suo ambiente prediletto un altro piccolo uccello: la Magnanina. E’ un piccolo silvide, simile per forma e proporzioni all’Occhiocotto ma più piccolo e con coda leggermente più lunga. La presenza di questo piccolo uccello dei cespugli è una ricchezza importante per il territorio, in quanto si tratta nel complesso di una specie molto rara sull’intero territorio nazionale.
Durante l’autunno e l’inverno le essenze mediterranee fruttificano, offrendo ai numerosi passeriformi migratori e svernanti un’importante scorta di cibo e di energia. Alcuni dei piccoli uccelli che sostano nei folti cespugli della costa di Maratea durante le migrazioni sono il Beccafico, il Tordo bottaccio, il Tordo sassello, la Balia nera e il variopinto Rigogolo, con la sua livrea gialla e nera.
Alla sommità dei rilievi circostanti la costa, trovano ampio sviluppo le praterie secondarie.

In questo ambiente si riproducono molte specie di uccelli tra cui la più caratteristica è forse l’Averla piccola, un passeriforme predatore che cattura al suolo grossi insetti o piccoli rettili. E’ un migratore che giunge nel nostro territorio durante il mese di aprile per poi ripartire per l’Africa in settembre.
Molti rapaci utilizzano le praterie come aree di caccia, tra questi i più comuni sono la Poiana che perlustra il territorio con ampi voli esplorativi, e il Gheppio che si libra immobile nel cielo per scrutare il terreno sottostante.
La costa di Maratea è interessata da movimenti migratori di innumerevoli specie di uccelli, quelli sicuramente più evidenti e con i comportamenti più spettacolari sono le Gru. Soprattutto durante i mesi di marzo e novembre è possibile osservarle volare in formazione a V quasi perfetta.
Marzo è anche il periodo in cui arrivano le Marzaiole, anatre migratrici che a migliaia sorvolano la
costa provenendo dal mare.
Molti, inoltre, sono i rapaci che attraversano la costa durante le migrazioni, approfittando delle correnti di aria calda (termiche) che si formano in corrispondenza delle praterie o delle rocce nude  è il caso, ad esempio, del Falco pecchiaiolo, del Nibbio bruno, del Falco di palude e dell’Albanella minore, osservabili soprattutto in primavera. La frastagliata costa rocciosa, inoltre, è utilizzata ampiamente da Cormorani, Aironi cenerini, Garzette e anche da alcuni limicoli come il Cavaliere d’Italia, che, durante i movimenti migratori, sostano sulle rocce per recuperare le energie.

                                                            Statua del Cristo Redentore di Maratea opera di Bruno Innocenti

                                                                            Il Cristo Redentore

Sulla cima di monte San Biagio si leva alta la sagoma inconfondibile del Cristo Redentore, visibile da tutti i paesi dell’intero golfo di Policastro. Voluta dal Conte Stefano Rivetti, artefice, negli anni ’60, dello sviluppo quasi parallelo, industriale e turistico di Maratea, rappresenta nel
contempo un simbolo di fede e, per la sua monumentalità, un forte attrattore turistico richiamando migliaia di visitatori ogni anno.
Alta 22 m, un’apertura di braccia di 19 m e un volto  largo 3 m è stata eseguita dallo scultore Bruno Innocenti. Iniziata nel novembre del 1963 e terminata nel 1965 è stata realizzata con una struttura di cemento armato ancorata in profondità nella roccia del sottosuolo e rivestita da un’impasto costituito da cemento bianco e scaglie di marmo di Carrara. 

                                        Maratea Superiore  Castello con la statua del Cristo Redentore
                                                                           Maratea Castello

Seconda al mondo per grandezza, dopo la Statua del Corcovado a Rio de Janeiro, ha preso il posto di  una Croce Monumentale che era stata eretta nel 1942 per volontà dell’allora podestà Cav. Biagio Vitolo.
Il  Cristo, dal volto giovane e con la barba appena accennata, avanza lentamente con le braccia aperte e accoglienti verso la Basilica di San Biagio che ha di fronte, in un gesto  di protezione verso l’intera comunità.

                                        Veduta del Centro storico di Maratea
                                                                      Maratea Centro Storico

                                                                    Maratea: la città delle 44 chiese

Il lungo cammino di fede nella storia di Maratea ha segnato il vasto territorio e i diversi nuclei abitati di ben quarantaquattro tra chiese, monasteri e cappelle. Lungo i sentieri che collegavano le frazioni, ancora oggi percorribili, collocate in punti strategici si vedono  antiche cappelle, alcune ormai dirute altre invece ancora in buone condizioni e   di recente restaurate.  Pre il viandante del tempo esse rappresentavano il luogo della sosta dove rifocillare il corpo e lo spirito.  Nell’area della valle si concentrano invece i complessi monastici e conventuali  che testimoniano l’interesse per Maratea dei diversi ordini religiosi operanti nella regione, secondo alcuni ciò è dovuto anche alla presenza del porto dove ci si imbarcava per  viaggiare di qui la necessità di avere nella città un proprio luogo di residenza  dove poter sostare.
Chiese sono presenti in tutte le frazioni, ognuna dedicata al santo o alla santa alla quale la comunità è particolarmente devota.

 

                                          Veduta della chiesa della Madonna della Neve cenobio Basiliano
                                                                Chiesa della Madonna della Neve

                                                                    La chiesa della Madonna della Neve

Prima di raggiungere la cima di Monte San Biagio, sul fianco del monte che affaccia sulla valle di Maratea si trova, solitaria, la chiesa della Madonna della Neve chiamata anche Madonna degli Ulivi. In origine fu un piccolo cenobio di monaci basiliani. A navata unica conserva al suo interno interessanti affreschi venuti alla luce durante recenti lavori di restauro. Nel catino absidale è visibile la figura del Cristo Pantocratore, purtroppo acefalo, di stile bizantino affiancato nelle due nicchiette laterali da una Madonna con Bambino  e da una figura di santa (probabilmente Santa Caterina d’Alessandria). Sulla parete di destra è ben conservato un altro affresco di una Madonna con Bambino del XIV secolo. Il nuovo altare è interamente scolpito in un’unica radice di ulivo.


Santa Maria Maggiore

Nella parte alta del paese in posizione dominante si leva massiccia la struttura della chiesa di Santa Maria Maggiore detta anche Chiesa Madre. È la chiesa principale di Maratea. Edificata su una preesistente chiesa della quale si conservano resti di un catino absidale con tracce di affreschi databili al XIV secolo, agli inizi del 1500 si amplia con la costruzione di un campanile e inglobando nella sua struttura una torre medievale che ne diventa l’area presbiteriale. Nei secoli successivi e soprattutto nel ‘700 viene arricchita di elementi architettonici nel portico d’ingresso e all’interno di opere d’arte.
Sulla lunga facciata laterale che affaccia sulla caratteristica piazzetta, sono visibili i resti di un portale gotico e due raffinati angeli oranti marmorei, attribuiti alla bottega di Tommaso Malvito (morto a Napoli nel 1524) facenti parte di un grande tabernacolo in origine collocato in una chiesa del castello. Della stessa provenienza è una pregevole statua di alabastro, collocata in una nicchia raffigurante la Madonna degli Angeli donata dalla famiglia Ginnari e datata 1646.
Retrostante all’altare si impone il coro ligneo formato da due parti, la prima risalente al XV secolo e la seconda terminata nel 1729 dall’intagliatore lucano Marco De Santis. Per la sua fattura e considerato tra i piu belli e artistici della Basilicata.
Di notevole fattura sono le statue lignee: la Madonna delle Grazie con Bambino del XVIII, le policrome  sculture seicentesche raffiguranti rispettivamente San Vito e un armonico San Michele Arcangelo, l’ Ecce Homo di grande forza espressiva, opera settecentesca di ignoto autore. Tra i dipinti sono da segnalare l’olio su tavola raffigurante l’Immacolata di ottima qualità pittorica datato 1690, la tela della Trinità realizzata da Francesco Oliva di Mormanno nel 1760, una Natività  con adorazione dei pastori e Santi Martiri di scuola napoletana e una tela ottocentesca raffigurante San Biagio tra due colonne che trasudano il miracolo della manna.
Il soffitto è stato recentemente restaurato con la rimozione di una controsoffittatura in lamiera dipinta riproducente un cassettonato in legno e con la ricollocazione della tela centrale dell’Immacolata dipinta dal pittore Mario Lanziani nel 1926. Su un’altare laterale un’urna contiene le reliquie di San Donato.
 

Chiesa dell’Addolorata

Vicino all’omonimo obelisco si propone, con la sua facciata barocca, la chiesa dell’Addolorata sede di un’antica congrega fondata nel 1692 e tutt’ora operante.
L’interno a navata unica presenta un pregevole altare a tarsie marmoree policrome del XVIII secolo sul quale domina la settecentesca statua della Madonna oggetto di devozione dei marateoti che a lei dedicano un’importante processione che si tiene nella terza domenica di settembre e che vede la partecipazione dei confratelli della  congrega con indosso il sacco, tipico abito bianco e nero. Di buona fattura una tela settecentesca , di scuola napoletana, rappresentante il Martirio di San Biagio, mentre al soffitto si impone per qualità pittorica una Deposizione del pittore marateota Angelo Brando.

La Chiesa dell’Annunziata

Lungo via San Pietro, in prossimità della Colonna di San Biagio si affaccia l’inconfondibile quinta della Chiesa dell’Annunziata con la cupola rivestita di maioliche verdi e gialle e il caratteristico campanile.
Ai lati del portone, impreziosiscono l’ingresso, due leoni stilofori in pietra di epoca medievale  provenienti da una chiesa del Castello. I leoni stringono rispettivamente tra le zampe un ariete e un serpente e recano delle iscrizioni delle quali risulta leggibile solo quella del leone a destra “opus Francisci de Sicignano”.
La struttura della chiesa assume l’attuale forma alla fine del cinquecento subendo nei secoli successivi, soprattutto nel settecento, rimaneggiamenti e restauri fino all’ultimo risalente a pochi anni fa.
L’interno è particolarmente luminoso per la presenza di ampi finestroni nella navata e nell’area absidale.
Tra le opere all’interno sono di particolare pregio: la pala d’altare, olio su tavola a fondo oro,  raffigurante l’Annunciazione e attribuita a Simone da Firenze (Firenze……) pittore particolarmente attivo in Basilicata e le settecentesche tele di Santa Lucia datata 1755 e del Martirio di San Lorenzo, ambedue attribuibili alla scuola napoletana.

La Chiesa dell’Immacolata

E’ stata edificata nel settecento sui resti di una antica chiesa dedicata a San Pietro della quale si è scoperta l’esistenza solo durante i recenti  lavori di restauro. L’interno è composto da un’unica navata decorata con colonne di stucco e con l’altare fatto dello stesso materiale e dipinto a finto marmo.

                           
                            
                                         Affreschi raffiguranti gli Apostoli nella cripta della Chiesa dell'Immacolata a Maratea datati XIV sec
                                      Affreschi raffiguranti gli Apostoli nella cripta della Chiesa dell'Immacolata XIV sec

In alto ai lati dell’altare sono dipinti due ovali rappresentanti San Biagio e San Pietro mentre nella nicchia centrale c’è una settecentesca statua in legno della Madonna Immacolata . Originale è il soffitto di legno a cassettoni al centro del quale è collocato un dipinto dell’  Immacolata. Interessante è l’altorilievo in cartapesta leccese raffigurante donato dalla comunità di al Cardinale Casimiro Ginnari.  Un vero tesoro artistico è invece, nella cripta sottostante l’attuale chiesa, l’affresco dipinto sull’abside della chiesa di San Pietro e raffigurante gli apostoli. L’opera è stata eseguita durante il XIV secolo con molta maestria da un artista del quale resta sconosciuto il nome. All’esterno sul quattrocentesco portale in pietra in una nicchia si vede una piccola statua della Madonna in marmo. La chiesa  è sede della Congrega dell’Immacolata.

                                                          Interno della Chiesa di San Vito con affreschi
                                                                           Chiesa di San Vito, interno



                                                                     La chiesa di San Vito

Edificata intorno all’anno mille fu la prima chiesa di Maratea inferiore. E’ situata a Capocasale nella parte alta del centro storico al limitare del bosco dei Carpini. Fu dedicata a San Vito Martire, protettore dai morsi degli animali feroci e  dei serpenti. E’ una piccola chiesa a navata unica che nel corso dei secoli ha subito molti rimaneggiamenti come dimostra l’affresco di San Vito scoperto di recente dietro l’attuale  muro di destra nella zona presbiteriale. Il  catino absidale è dipinto con un affresco quattrocentesco raffigurante al centro una Madonna in trono e alla sua sinistra San Giovanni Battista ai cui piedi si vede la piccola coppia degli offerenti che aveva commissionato l’opera. Cinquecenteschi sono l’affresco di San Rocco sulla parete destra della navata e i due piccoli frammenti raffiguranti i volti di San Biagio e San Francesco d’Assisi. Nel 1883 fu aggiunto all’edificio un piccolo campanile. 

La chiesa del Rosario

Nei pressi di piazza Europa,  a poca distanza dal centro storico, la  chiesa del Rosario si caratterizza con le linee architettoniche semplici del portico e della  cupola emergente con i suoi anelli di tegole, che, inquadrata nell’ampio piazzale di Largo Monastero, offre la vista di una  particolare e suggestiva quinta resa monumentale dall’annesso  convento  De Pino,
Dal 1574 al 1866 il complesso monastico fu tenuto dai frati minori osservanti mentre attualmente è sede dell’educandato De Pino Matrone Iannini gestito dalle suore del Monte Calvario.
La chiesa, di recente mirabilmente restaurata, è formata da un’unica navata con  ai lati nicchie, altari e due ampie cappelle patronali. E’ interamente arricchita  da settecenteschi  stucchi, aggettanti rappresentanti cartigli, composizioni floreali e angeli realizzati da maestranze locali seguendo  e coprendo precedenti decorazioni affrescate. Ai lati dell’ingresso sono state collocate alle pareti le pietre tombali raffiguranti le antiche confraternite operanti nella chiesa, gli stemmi di alcune famiglie nobili quali i Ventapane, i Ginnari e i Giordano e uno stemma della città di Maratea con le tre torri datato 1575.
Di notevole interesse sono le diverse testimonianze artistiche frutto di  secoli di fede della comunità. Al soffitto  le grandi tele  commissionate dalla corporazione dei Casadoglio (venditori di olio e formaggi) nel 1715 al pittore napoletano Gaetano Cusati vicino al Solimene, rappresentanti  l’Assunta tra San Francesco e San Biagio,  Santa Caterina da Bologna e Santa Chiara. Nella prima cappella c’è una bella tavola cinquecentesca raffigurante la Madonna del Rosario con piccole scene della vita di Cristo, seguita nella  successiva nicchia dalla raffinata tela rappresentante la Porziuncola di San Francesco dipinta nel 1678 da Giuseppe Trombatore su commissione degli artigiani di Maratea.

                                                   Tela di Giuseppe Trombatore rappresentante La Porziuncola di San Francesco 1678 nella chiesa del Rosario a Maratea
                                                        La Porziuncola di San Francesco, Giuseppe Trombatore 1678

Di alto pregio artistico sono la tela  raffigurante La Madonna del Soccorso e Santi di ignoto pittore del XVI secolo, il dipinto della Vergine e il Miracolo di Soriano, del XVI secolo, i dipinti su tavola con le Storie e i miracoli di San Francesco di Sales del XVII secolo di autore sconosciuto.
Opera di ignoto artista napoletano è il dipinto su tela della Madonna con i Santi Crispino e Crispiniano mentre è dipinta nel 1730  dal pittore Andrea D’Aste la tela dedicata alla Madonna Addolorata. E’ firmata da Domenico Supica la tela che rappresenta la Vita della Madonna e da Matteo Simonelli, vicino alla scuola del napoletano Luca Giordano, il dipinto della Madonna del Carmine con Santi.
Non mancano testimonianze della produzione scultorea lucana e campana tra cinquecento e settecento ben rappresentate dalla piccola statua della Madonna del Carmine in alabastro datata 1695, da una scultura in legno dipinto raffigurante San Francesco d’Assisi, dal seicentesco Crocifisso in legno dipinto, da un San Pasquale di Baylon di fattura napoletana e da una scultura in legno raffigurante Santa Francesca di Chantall, datata 1754 firmata da Gennaro Colucci.
Risale ai primi del ‘600, opera di intagliatori lucani, il coro ligneo restrostante il settecentesco altare maggiore decorato con intarsi di scagliola dipinta. L’intradosso della cupola è affrescato con scene rappresentanti i quattro Evangelisti realizzate da Angelo Galtieri da Mormanno nel 1721.



La chiesa di Sant’Antonio

La chiesa fa parte del complesso del Convento dei Cappuccini situato poco fuori il centro storico al limitare del bosco dei carpini . Fondata nel 1615  è di aspetto sobrio e dimensioni contenute. Di particolare interesse è l’altare maggiore di marmo grigio e venature nere sul quale troneggia imponente l’impianto ligneo intarsiato di un seicentesco poli ttico. Al centro è raffigurata la Madonna in Gloria tra Sant’Antonio Abate e Sant’Antonio di Padova mentre intorno altri riquadri dipinti raffigurano San Francesco, San Domenico, Sant’Agostino, San Michele Arcangelo  e in alto l’Eterno Padre. Alle pareti sono visibili pitture murali realizzate nel XX secolo dal pittore lucano Antonio Paradiso.
Sono inoltre da vedere  la settecentesca statua lignea di S. Antonio di Padova e la piu recente statua di San Rocco.
All’esterno in una nicchia laterale è collocata la lapide che ricorda la fucilazione del Padre Cappuccino Carlo da Celle avvenuta in questo luogo nel 1828 ad opera dei Borboni.
Al lato dell’ampio piazzale si trovano le Cappelle ai Cappuccini dove è visibile un ciclo di affreschi cinquecenteschi rappresentanti la Madonna con Bambino con San Rocco e Sant’Orio.

La chiesa di San Francesco

Si trova al limitare del centro storico, sulla strada che conduce verso la costa. Fa parte del complesso del monastero dei Paolotti.
Costruita alla fine del seicento è formata da un’unica ampia navata più volte modificata nella decorazione nell’arco del settecento. Di rilievo è il grande portale in pietra locale grigia lavorato con sapienza da un lapicida lucano con decorazioni floreali e una bella testa di cherubino sull’architrave.
All’interno sono conservate poche ma preziose testimonianze artistiche come la settecentesca tela che raffigura la Pietà e Santi ( S. Biagio, S. Filippo Neri e S. Francesco di Paola) opera di ignoto artista meridionale, le tele del XVIII sec. che raffigurano la Madonna del Carmine e San Marco Evangelista.
Inoltre è d’interesse la scultura in legno dipinto e dorato, rappresentante San Biagio,  anch’ essa  settecentesca, scolpita probabilmente da uno scultore lucano.
L’annesso monastero è oggi sede del prestigioso Istituto  Statale Alberghiero che ne tutela anche il piccolo e grazioso chiostro interno.

Le Cappelle

Lungo le antiche strade, poco più che sentieri, che in antico collegavano le diverse comunità sparse nel territorio di Maratea sono state edificate diverse cappelle che oltre ad assolvere alla primaria funzione di luogo di preghiera offrivano al viandante anche un luogo sicuro dove sostare.
Costruite tra il  XIV e il XVI secolo erano  decorate all’interno con affreschi in alcuni casi ancora oggi ben conservati.
Tra le più interessanti nel centro storico ,la Cappella della Cona alla Pendinata o quelle dei Cappuccini nell’omonima località, la Cappella del Calvario tra le più antiche.
A metà del percorso dal paese al porto in località Ondavo, la Cappella di Santa Lucia e sulla stradina a mezzacosta che porta dal paese a Marina, la Cappella della Madonna della Pietà preceduta dalle due dirute cappelle di San Giovanni e San Paolo.